lunedì 7 novembre 2016

"El zurdazo de Zanabria": la risposta leprosa alla "palomita de Poy"

La Ragion di Stato prima di tutto. Nel 1974 per dare modo all'Albiceleste di radunarsi e prepararsi al meglio in vista dell'imminente Mondiale tedesco, su patriottica disposizione dell'AFA il Metropolitano, torneo che assieme al Nacional scandiva all'epoca i ritmi della stagione argentina, subì una leggera contrazione, venendo sensibilmente accorciato: dare la precedenza alla nazionale era cosa buona e giusta.

Una formazione del Newell's campione ('74)
A parte una Copa Escobar sollevata nel lontano 1949,  la bacheca del Newell's Old Boys, al contrario di quella degli acerrimi rivali del Rosario Central, era ancora desolatamente e tristemente vuota. C'era, insomma, un vuoto storico da colmare. Come se non bastasse, poi, solamente tre anni prima la Lepra aveva vissuto un'autentica tragedia sportiva. Nella semifinale del Nacional '71 disputata al Monumental di Buenos Aires "la palomita de Poy", il leggendario e beffardo colpo di testa in tuffo di Aldo Pedro Poy, peraltro eternato in un bellissimo racconto del "Negro" Roberto Fontanarrosa, aveva inferto un colpo durissimo all'autostima dei rojinegros, sprofondati nella depressione più nera e inghiottiti dal tunnel di una maledizione che pareva non avere fine.

Nonostante il ritorno del famelico Alfredo Obberti, che aveva fatto marcia indietro dopo un'esperienza incolore tra le fila dei brasiliani del Gremio, e gli arrivi di Sergio Robles, punta mobile prelevata  su consiglio del "GitanoJuárez - paradossalmente un vecchio leone auriazul - e di Manuel Magan, l'avvio di torneo dei rosarini fu a dir poco balbettante. Inchiodata sullo 0-0 all'esordio casalingo dal Ferro Carril Oeste, la Lepra venne strapazzata in trasferta dal Colón (3-2), prima di strappare al Parque un punticino nella gara col Boca Juniors: il primo hurrà potè essere liberato alla quarta, quando il Newell's cominciò a fare sul serio regolando di misura in trasferta il sempre temibile Estudiantes del "Narigón" Bilardo. Trovata la giusta quadra, sulle ali di un entusiasmo finalmente ritrovato la banda di Juan Carlos Montes, giovane  timoniere costretto qualche mese prima da un rognoso infortunio a traslare dal campo alla panchina, aumentò di colpo i giri del motore, facendo lievitare prestazioni e risultati: memorabile la goleada (5-2) rifilata al Chacarita Juniors e la Bombonera violata grazie ad una rete del solito Obberti. Proprio sul più bello, quando lo striscione del traguardo era ormai prossimo, però, la Lepra rischiò di complicarsi la vita, crollando 3-1 sul terreno dell'Argentinos Juniors.
Alfredo Obberti
Per scongiurare la beffa di una mancata qualificazione alle fasi finali, diventava cruciale l'ultima sfida con il San Lorenzo: ai round ad eliminazione diretta si qualificavano le prime due dei due gruppi in cui erano state distribuite le diciotto iscritte al torneo. Fu una rete di Ramon Rocha a piegare il San Lorenzo, consentendo ai rossoneri di conseguire l'obiettivo. Ma che brividi quando una velenosa conclusione del delantero cuervo Oscar Ortiz, dopo aver lambito entrambi i pali, e ballonzolato pericolosamente sulla linea di porta, fece trattenere il fiato a tutto il pubblico del Parque, sollevato poi soltanto quando la sfera finì la sua corsa tra le rassicuranti braccia del portiere Enrique Carrasco.



Oltre al Newell's Old Boys si erano qualificate al quadrangolare finale anche il Boca Juniors, passato attraverso uno spareggio col Ferro, accompagnato da Rosario Central e Huracan, rispettivamente prima e seconda forza del gruppo A. A differenza di quanto avvenuto nel campionato regolare, lo scatto dai blocchi della Lepra fu fulminante. I rossoneri ottenero prima lo scalpo dell'Huracan, all'epoca allenato dal "Flaco" Menotti, e poi liquidarono nuovamente gli xeneizes: l'unica rete dell'incontro, siglata in maniera sporca dal "Mono" Obberti, fu difesa strenuamente da un insuperabile Carrasco: la "Momia", monumentale, neutralizzò anche un calcio di rigore, negando il pari agli azul y oro. Contemporaneamente  i rivali cittadini del Central, dopo aver asfaltato il Boca nella prima tornata, cedevano di schianto all'Huracan, regalando la vetta della graduatoria proprio ai rojinegros. A questo punto, dunque, il Clásico con il Central di Cabral e Boveda in programma all'ultima diventava una vera e propria resa dei conti. Per laurearsi campione la Lepra poteva contare su due risultati: in caso di successo canallas, invece, si sarebbe reso necessario un ulteriore incontro di "desempate". Il sorteggio, irriverente, decretò Arroyto, la tana del Central, quale "cancha" deputata ad essere teatro di una stracittadina che, considerata l'importanta della posta in palio, si preannunciava, avvincente, palpitante ed incandescente almeno quanto quella di tre anni prima.

Il Rosario Central,  timonato da un Carlos Griguol che non era ancora diventato "el Viejo", cominciò col piglio giusto, mostrandosi più arrembante della Lepra e passando meritatamente in vantaggio al tramonto del primo tempo grazie ad un "penal" trasformato dallo specialista Gabriel Arias. Al ventiquattresimo della ripresa, poi, Carlos "Cai" Aimar, pupillo di Gruiguol sin da quando questi era il tecnico delle joveniles, infilò nuovamente Carrasco scatenando la gioia incontenibile dell'hinchada gialloblù.
"El zurdazo de Zanabria"
Poteva essere lo strappo decisivo, ma solo un minuto più tardi il difensore leproso Armando Rafael Capurro, con un colpo di nuca non si sa quanto volontario, accorciò le distanze rimettendo tutto in discussione. Il NOB, rinfrancato, si spinse in avanti con rinnovato vigore e a nove minuti dal triplice fischio finale gli sforzi rojinegros furono premiati: su un traversone di Picerni,  Magan accomodò di testa per l'accorrente Mario Zanabria, l'uomo della provvidenza. Il faro del centrocampo della Lepra addomesticò al limite dell'area, si coordinò in un amen ed esplose un terrificante mancino che, incassata la benedizione divina,  incenerì un attonito Biassutto, vendicando l'affronto subito tre anni prima.


¡Iiiiiiiimpresionante el golazo de Zanabria! ¡Desde fuera del área anidó la pelota en el ángulo izquierdo! ¡No podía hacer nada ni Biasutto ni el mejor arquero del mundo!”, si sentì gracchiare sulle frequenze di Radio Rivadavia:  il commento era quello del "Gordo" Josè Maria Munoz, il cronista che qualche anno più tardi diverrà la voce ufficiale e irregimentata del Mundial '78.

Era il "zurdazo de Zanabria", la risposta leprosa alla più celebre "palomita de Poy", grazie al quale il Newell's vinse il primo titolo della sua storia. Anche ma non potè festeggiare come avrebbe voluto e meritato.
Zanabria portato in trionfo
Perse ormai tutte le speranze, e furibondi per l'esito della gara, infatti, i tifosi del Central scavalcarono le recinzioni e invasero il terreno di gioco, creando scompiglio e impedendo il regolare svoglimento degli ultimi scampoli della partita: al termine della giornata si contarono anche numerosi feriti. Tuttavia, due giorni più tardi la AFA, impassibile, omologò il risultato, decretando il Newell's campione. Per la Lepra era la fine di un incubo.


Vincenzo Lacerenza 


Fonti:
elrojinegro.com
historiadelmaspopular.blogspot.it
diariouno.com.ar
partidosleprosos.com.ar
elgrafico.com.ar
olè.com.ar


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