lunedì 14 novembre 2016

Lezioni di Epic...A: Marco Baroni, colui che mise in ombra Maradona

Baroni esulta sotto la curva dopo il suo gol
Tutti si aspettavano Diego ed invece sbucò... Marco! Il 29 aprile 1990 andava in scena l'ultima giornata del campionato di serie A. Al San Paolo al Napoli bastava un punto contro la Lazio per aggiudicarsi il suo secondo scudetto. Un'impresa che appariva ampiamente alla portata, visto che i bianco-celesti non avevano più nulla da chiedere al torneo. 
Il Napoli che arrivava a quell'ultimo impegno era però una squadra logorata dalle continue ed estenuanti polemiche col Milan, prima fra tutte quella sulla monetina di Alemao a Bergamo, e scossa dalle insoddisfazioni di più di un membro della sua rosa: Fernando De Napoli aveva già chiaramente espresso il suo desiderio di cambiare aria e i rinnovi di Andrea Carnevale, Luca Fusi e Giuliano Giuliani erano ancora tutti da definire (anche se poi, paradossalmente, soltanto De Napoli rimase alle pendici del Vesuvio, mentre Giuliani andò all'Udinese, Carnevale alla Roma e Fusi al Torino). Fatto sta che a 90' dalla conclusione i partenopei guidavano la classifica con due lunghezze di vantaggio sui rosso-neri: solo un improbabile ko casalingo contro la Lazio e la contemporanea vittoria (quasi certa) del Milan col Bari, avrebbero rimandato il discorso scudetto allo spareggio.
Il Napoli 1989/90
I quasi 65000 del San Paolo avevano preparato una grande festa, degna di quella del primo tricolore, tre anni prima. Tutti gli occhi erano sul Pibe de Oro: chi meglio di lui, del fuoriclasse assoluto, dell'idolo indiscusso delle folle napoletane, del capitano indomito (anche se in quella stagione aveva mostrato le sue qualità a fasi alterne ed era spesso stato accusato di scarso impegno), chi meglio dell'argentino avrebbe potuto condurre il Napoli sul tetto d'Italia per la seconda volta?
La risposta arrivò dopo sette minuti. Punizione di Diego Armando Maradona, stacco portentoso di Marco Baroni e gol. I restanti 83 minuti furono d'attesa del fischio conclusivo; gol non ce ne furono più. 
Baroni era un difensore fiorentino di 27 anni, arrivato in quella stagione dal Lecce. Di squadre ne aveva cambiate già molte, senza mai fermarsi in una città per più di due anni. Nell' '81 fece il suo debutto in massima serie con la maglia della Fiorentina, poi tre stagioni in B, con Monza e Padova. Il ritorno in A avvenne nell' '85, con l'Udinese, abbandonata l'anno dopo per la Roma, con cui siglò le prime due marcature in campionato. Nel frattempo ottenne anche la convocazione in under 21, con la quale vinse l'argento agli europei dell' '86, fallendo tuttavia un rigore nella finale con la Spagna. A Lecce giunse nell' '87 e aiutò la compagine di Carlo Mazzone a guadagnare la promozione dalla serie cadetta. Durante la serie A 1988/89 andrà a segno due volte, curiosamente proprio contro Napoli e Lazio e le sue ottime prestazioni convinceranno Corrado Ferlaino e Luciano Moggi a portarlo nel capoluogo campano. Baroni diventa titolare inamovibile della difesa azzurra, dove Alberto Bigon - il tecnico padovano alla sua prima stagione sulla panchina partenopea; da giocatore aveva militato tanto nel Napoli (anche se per pochi mesi e senza nessuna presenza effettiva), quanto nel Milan, come pure nella Lazio - lo schiera nel ruolo di stopper. Il suo compito è impedire che i centravanti avversari facciano gol, ma lui i gol sa anche farli, come contro il Bologna a dicembre. Quella volta era stato un secco mancino su punizione, il gol numero 3000 nella storia del Ciuccio; questa volta fu un imperioso stacco aereo, il gol che significò nuovamente scudetto.
Una fase dell'incontro
Il resto dell'incontro scivolò via senza scossoni, con la Lazio che onorava l'impegno difendendosi con grinta e i padroni di casa che cercavano il gol della sicurezza. In particolare lo cercava Maradona, tanto più che in tribuna c'era la madre a cui dedicarlo, ma il gol non arrivò: merito di alcuni ottimi interventi di Valerio Fiori e colpa di un palo nel finale. Dall'alta parte bravo anche Giuliani, che negli ultimi minuti dovette mostrare tutte le sue doti per neutralizzare un colpo di testa di Alessandro Bertoni e una conclusione di Rubén Sosa.
Finì 1-0; terminarono (almeno momentaneamente) le polemiche col Milan (per la cronaca vittorioso anch'esso, 4-0 al Bari); iniziò il tripudio di Fuorigrotta e di tutta la città; si spensero i riflettori su un campionato comunque combattuto ed entusiasmante, in attesa che si riaccendessero sul mondiale italiano. 
La festa scudetto dei calciatori azzurri
Marco Baroni rimase a Napoli un'altra annata, conquistando la Supercoppa Italiana, ma non riuscendo più ad andare a segno. Anzi, lo spettro dei calci di rigore si ripresentò il 7 novembre, nel ritorno degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni, allorché il suo errore dal dischetto fu determinante nell'eliminazione degli azzurri ad opera dello Spartak Mosca. Baroni continuò il suo peregrinare per l'Italia fino al 2000, quando smise i panni di calciatore per indossare quelli di allenatore. Panni che veste tutt'oggi, e con risultati soddisfacenti, in quel di Benevento. Il suo giorno migliore, tuttavia, rimarrà quel 29 aprile 1990, quando diventò re di Napoli per un giorno, mettendo in ombra anche Maradona.

Fonte: La Stampa del 30/04/90


Il tabellino della partita (fonte: calcio-seriea.net):

Napoli - Lazio 1-0 (29/04/90, Napoli, stadio San Paolo, 34^ giornata serie A)

Napoli: Giuliani, Ferrara, Francini, Crippa, Alemao, Baroni (21' st Fusi), Corradini, De Napoli (40' st Mauro), Careca, Maradona, Carnevale. All: Bigon

Lazio: Fiori, Bergodi, Sergio, Pin, Gregucci (26' st Soldà), Piscedda, Bertoni, Marchegiani, Amarildo (14' st Troglio), Sclosa, Sosa. All: Materazzi

Arbitro: Sguizzato di Verona

Reti: pt 7' Baroni


Il link al video della partita:



Roberto Pivato

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