lunedì 15 maggio 2017

Comizzo e la radiolina nel Superclásico

Il rigore neutralizzato da Montoya
Calcio di rigore. Anche se viene circondato da un capannello di giocatori in maglia azul y oro, Juan Carlos Lostau si mantiene inflessibile e non cambia di una virgola la propria decisione. Ha appena osservato Ortega farsi largo e incunearsi sinuoso tra le maglie xeneizes con una serpentina inarrestabile, prima di volare platealmente in area di rigore: ad uncinarlo e fargli perdere l'equilibrio è stato, o così deve sembrare a lui, il difensore del Boca Alejandro Giuntini


Quando Hernán  Díaz sistema la sfera sul dischetto e si appresta alla trasformazione, infatti, alla Bombonera il Boca Juniors sta conducendo di misura grazie ad una rete dell'uruguagio Sergio Daniel Martínez, popolarmente conosciuto come "Manteca": questa è l'occasione giusta per evitare l'onta della sconfitta nel Superclásico. Una manna dal cielo per il River. 

Ovviamente, il pubblico di casa, che si sente derubato, ha idee diverse, Dagli spalti ribollenti del catino xeneizes comincia a piovere di tutto: il bersaglio preferito dell'indiscriminato e fitto lancio di oggetti è il portiere millonario Ángel Comizzo

Considerato l'erede del "Loco" Gatti per via dello stile smargiasso, l'indole istrionica e una spiccata abilità a giocare con i piedi, il "Flaco", perchè è filiforme come un chiodo, grazie anche alle stilettate al vetriolo mai lesinate al nemico giurato, ha impiegato poco ad entrare nel cuore dei tifosi millonarios: "essere tifoso del River è una benedizione. Come si può tifare Boca? Non lo capisco.", ha dichiarato tra l'indispettito e il goliardico quando il suo nome fu accostato al Boca, prima di rincarare la dose "Yo los veo y pobrecitos". 

Dalle parti del'area di rigore, all'altezza del dischetto, atterra un oggetto curioso: qualcuno fa paracadutare lì una piccola radiolina walkman di colore giallo, un modello molto popolare e in voga all'epoca.
Comizzo armeggia con la radiolina
Istintivamente, senza pensarci su una volta di più, dopo averla squadrata con curiosità, il "Flaco" la raccoglie e si accerta che sia funzionante. Si è già messo in testa di ascoltare folkloristicamente l'esito del calcio di rigore via radio. Non senza una vena di sadismo, vuole passare in rassegna i volti impietriti e sconsolati dei tifosi xeneizes mentre esulta per il pareggio del compagno. D'altronde "Si ellos me putean, por qué yo no les puedo gritar un gol", si giustificherà più tardi. E non fa mica una grinza. 

Allora si volta di spalle, passa ad infilarsi gli auricolari  nei padiglioni e armeggia con la radiolina, sintonizzandola sulla radionacronaca del Superclasico. Ma, siccome l'audio della televisione si sovrappone a quello della radio, è dalla voce di Marcelo Araujo che apprende l'esito infausto di quel penalNavarro Montoya battezza l'angolo giusto, quello destro, e vola a disinnescare l'esecuzione di Diaz, diventando l'eroe del popolo xeneizes e soffocando sul nascere l'urlo di gioia del "Flaco"

Il Superclasico, così come quel torneo Apertura 1992, si colorerà di azul y oro. Un anno più tardi, invece, i sempre più marcati dissidi con il tecnico Daniel Passarella, secondo alcune malelingue legati ad una presunta relazione clandestina intrattenuta dal "Flaco" con la moglie del carismatico "Gran Capitán", lo portano a fare le valigie e cambiare aria: nemmeno presa in considerazione la proposta del Boca Juniors, se ne va in Messico. 

Dopo aver conquistato uno storico titolo messicano con i Monarcas Morelia, parando stoicamente tre calci di rigore con la mano sinistra fratturata nell'epica finale col Toluca, nel 2001 corona il sogno di tornare a difendere i pali del Monumental. Lo avrebbe fatto anche senza compenso, perchè il River "es el unico club por el que jugaria gratis".  

Vincenzo Lacerenza

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